Corso di Craniosacrale Biodinamica Professionale

20-21 novembre 2021 introduttivo nuova formazione

 Sabato 20 e domenica 21 novembre 2021 introduttivo nuova formazione

 


Mike Boxhall, pioniere dell’esplorazione dei confini più estremi della biodinamica e nostro docente per oltre un decennio, diceva: "essere ascoltati è essere guariti, essere ascoltati profondamente è essere guariti profondamente".

La craniosacrale è prevalentemente ascolto mediato dal tocco. Affiniamo queste arti attraverso lo studio e le esperienze delle parti anatomiche che costituiscono il sistema craniosacrale. In una relazione non verbale, qual’è quella craniosacrale, l’ascolto della persona nella sua interezza richiede non solo abilità tattili ma una neutralità empatica che creino le condizioni perché il sistema della persona ascoltata possa narrare la propria storia.

 

 

 

Flavia 335 8375941 - Silvio 335 5627297 - Mail: info@hakusha-brescia.it

Sede della formazione è la nostra scuola laboratorio Hakusha, a Brescia in via Camozzi, n. 8.

La formazione completa è di 650 ore di cui 350 frontali e 300 di pratica e lavori individuali supervisionati da un tutor.

Il primo step è costituito da dieci seminari, cinque per ogni annualità (8 di tre giornate e 2 residenziali di quattro giornate cui si aggiunge l’introduttivo di due giornate per un totale di 230 frontali più 200 di lavoro individuale).  Al completamento del percorso dei 10 seminari la scuola rilascia un attestato di competenza che dà diritto all’esercizio della professione in base alla legge 4/2013 su tutto il territorio nazionale. Il percorso si completa con 8 seminari di approfondimento di due giornate ciascuno (120 ore frontali più 100 di lavoro individuale) che dà diritto al riconoscimento da parte del Comitato delle Discipline Bionaturali della Regione Lombardia e all’ iscrizione diretta al registro regionale degli operatori.

Gli spazi dell’associazione restano a disposizione degli studenti per incontri ed esercitazione pratica in autogestione.

La scuola è iscritta e riconosciuta dal comitato tecnico scientifico delle discipline bionaturali della regione Lombardia.


 

L’arte della craniosacrale: un processo esperienziale

L’arte della craniosacrale consiste nel mettersi in relazione cosciente con le forze fondamentali che sostengono il processo della salute e della vita col fine di incoraggiare la riorganizzazione del sistema. Queste forze sono percepite dal praticante attraverso i sottili movimenti dei tessuti e dei fluidi. La pratica craniosacrale è un approccio globale alla salute che riconosce l’interattività tra i differenti aspetti che costituiscono il nostro essere: fisico, emozionale, psicologico e spirituale.

L'insegnamento che proponiamo educa alla comprensione e alla decodificazione dei processi di autoguarigione insiti nel corpo. Il praticante cerca e incoraggia l’espressione della salute fondamentale e facilita gli aggiustamenti naturali provenienti dalle risorse interiori del cliente. La priorità è data a una visione olistica dell’esperienza umana, dove l’anatomia e la fisiologia sono in relazione con le forze sottili delle correnti vitali che agiscono attraverso i fluidi del corpo.

Lo scopo della formazione

La formazione si sviluppa intorno a tre fulcri: l'operatore, la manualità e la conoscenza.

Il corso è denso ma di facile accesso; rispetta i fondamenti dell’approccio biodinamico, incluse le ultime ricerche e novità. L’enfasi è posta sullo sviluppo della percezione sensoriale in particolar modo tattile, ed energetica così come sulla capacità di trattamento; qualità che lo studente integra attraverso un percorso progressivo. Il corso è pensato in modo che le capacità e le informazioni apprese durante un seminario siano integrate e riviste nel corso del seminario successivo. Gli elementi chiave per un trattamento fruttuoso sono rivisti ripetutamente.

L’operatore: è fondamentale saper ascoltare profondamente e senza giudizio. A questa qualità di presenza, di non immediata comprensione, si accede seminario dopo seminario, attraverso un processo educativo che è condizione necessaria per la formazione di praticanti d’eccellenza.

La manualità: alla qualità di presenza vanno aggiunti un’ adeguata qualità di contatto e di percezione. Per diventare coscienti dei movimenti sottili del corpo bisogna sviluppare un alto grado di percezione tattile, ammorbidire la mano e renderla fluida in modo che possa aderire alle strutture rispettandone forma e consistenza. Un processo che maturerà contatto dopo contatto fino a creare congruenza tra presenza, intenzione e tocco.

  • Sensibilità di tocco: per sviluppare questa qualità la formazione propone delle esperienze di percezione corporea tratte dall’anatomia esperienziale che facilitano una relazione cosciente con i propri tessuti e le proprie strutture corporee e di conseguenza con quelle dei clienti.
  • Capacità di contatto: si impara come ri-accedere alla sensibilità tattile delle proprie mani e instaurare un contatto lieve e facilitante che permetta di ascoltare i movimenti sottili e profondi del sistema. Si apprende a creare una relazione olistica con il cliente e il suo sistema e ad entrare nello stato di coscienza delle strutture corporee comprese quelle che non sono direttamente raggiungibili con le mani. Questo dona all’operatore una sensazione di continuità e di interconnettività dei tessuti e dei fluidi del corpo.
  • Capacità di percezione: nella formazione si impara a sviluppare la capacità di percepire il corpo ai suoi differenti livelli di organizzazione, fisica, fluida ed energetica, e le sue differenti espressioni a questi livelli di organizzazione. Tutto questo conduce a percepire i fenomeni del corpo e del mondo in generale, con occhi diversi.

La Conoscenza: La formazione privilegia un apprendimento che passa attraverso l’esperienza corporea. Impariamo prima con il corpo in modo pratico e interattivo, quegli elementi di anatomia ed embriologia che ci aiutano ad arricchire i paesaggi del corpo, a rendercelo più confidente e che concorrono alla definizione di confini sicuri ma aperti. L’esplorazione delle proprie strutture anatomiche aiuta a prendere coscienza anche delle strutture nel corpo del cliente. I moduli dell’anatomia cognitiva e dell’embriologia contribuiscono a formare le basi per una migliore conoscenza di sé.

Completa il percorso formativo l’apprendimento di come comportarsi con le differenti personalità dei clienti e con i loro bisogni; a interfacciarsi con una varietà di situazioni che si manifestano durante il trattamento; come essere equilibrati e sensibili nell’approccio alle differenti manifestazioni del cliente; come agire in una situazione di attivazione in modo sano e sicuro; come sviluppare la capacità di valutare il miglioramento della salute.

  1. Il cambio di paradigma: il contatto e l’ascolto cranio sacrale
    Un seminario per iniziare a prendere contatto con i movimenti fluidi  che esprimono e mantengono l’equilibrio del corpo. L’inizio di un lavoro sulla percezione, sulla presenza e sulla relazione che prenderà forma passo dopo passo nell’intero percorso formativo.

  2. Le prime tappe del viaggio
    I fluidi come nel mare si esprimono in modo differente tra superficie e profondità; dalle onde alla quiete. Con particolare attenzione al nostro modo di essere nella relazione impariamo a riconoscere i movimenti fluidi nelle ossa del cranio con le quali diventeremo sempre più confidenti.

  3. Dalla periferia al centro
    Affinando sempre più la capacità di ascolto ci addentriamo alla scoperta delle strutture più interne e meno conosciute (della testa)  che sono invece riferimento funzionale per l’intero organismo.

  4. Il dialogo fluido
    La confidenza di ascolto raggiunta coi fluidi corporei ci permette di iniziare a dialogare con gli stessi facilitando la capacità di riequilibrio e la vitalità dell’intero organismo.

  5. L’origine
    Con riferimento ai processi embriologici ci addentreremo sempre più nei territori profondi del corpo fino all’origine, dov’è sempre presente il principio di salute.

  6. I tre tesori
    Dal diritto di esistere alla realizzazione; scopriamo ed esploriamo i territori corporei che rappresentano questi passaggi evolutivi. Dal pavimento pelvico all’immissione toracica esploriamo la funzione di separazione o connessione dei diaframmi.

  7. Mostrarsi al mondo
    Yin e Yang; Dal neurale al viscerale.  Inizia l’esplorazione del viso e dei territori di congiunzione tra dorsale e frontale.

  8. Sotto la maschera
    Il viso è la maschera con cui ci mostriamo al mondo; La connessione col viscerale svela la relazione tra il viso e le nostre emozioni.

  9. La cranio sacrale viscerale
    Le nuove frontiere della cranio sacrale: dalle strutture più dense delle ossa all’ascolto degli organi interni.

  10. Mappa e territorio
    Andare oltre l’aspetto tecnico; dal laboratorio didattico, col  piano di lavoro intrinseco l’opportunità di applicare le competenze apprese nella realtà di un trattamento professionale.

 

Programma di comunicazione:

 

Il tema della comunicazione efficace viene qui sviluppato coniugando le istanze proprie della materia con il contesto didattico nel quale viene introdotto. La selezione degli argomenti e la loro disposizione rispondono, dunque, oltre che alle esigenze di coerenza interna e completezza, ai bisogni formativi connessi ad un corso di cranio-sacrale.

 

1) Neutralità e presenza:  il non giudizio,  il qui e ora; (è impossibile non comunicare; e la comunicazione è sempre multidirezionale, quanto meno bidirezionale, all’interno del contesto di un trattamento. Nella disciplina cranio-sacrale, come, peraltro, nell’esistenza quotidiana, occorre radicare se stessi nel momento e nel contesto presente, lasciando ai margini i perturbamenti connessi al proprio vissuto e alle proprie aspettative e non si può tralasciare di aprirsi all’interlocutore, al cliente, sospendendo i propri giudizi su di lui, sulla sua storia, sulle sue scelte, oltreché su se stessi)

 

2) Empatia e simbiosi: distanza ottimale e negoziazione; (sentire l’altro non significa divenire tutt’uno con lui. Aprirsi a tutto ciò che il sistema del cliente presenta non deve impedire di mantenere chiara la certezza di sé, la giusta distanza; l’efficacia di un operatore, e più in generale, l’efficacia di un interlocutore attento all’altro, poggia necessariamente sull’individuazione di questa doppia istanza: piena apertura nel sentire e nell’accogliere, da un lato, ma anche riconoscimento delle distinzioni fra sé e l’altro, assunzione della propria responsabilità personale e, in ambito professionale, del proprio ruolo specifico in un trattamento, ma contemporaneamente riconoscimento della responsabilità dell’altro per quanto attiene la sua vita. Da qui si può avviare una comunicazione attiva che metta al centro bisogni reali presentati attraverso richieste, abbandonando schemi teorici o giochi di ruolo che rischierebbero di sfociare in imposizioni e pretese)

 

3) La risorsa: liberare energia; ( troppo frequentemente si crede che il nucleo di un lavoro su di sé consista nell’individuazione delle criticità e nella digestione dei dolori ad esse connessi. Questo, naturalmente, in certa misura, rimane vero. Ma affinché una persona abbia la forza e la libertà di occuparsi di sé anche nelle sfaccettature più impegnative dell’esistenza, occorre poter fare ricorso a tutta l’energia disponibile. Peraltro è centrale la possibilità di disidentificarsi dai propri problemi e dai propri dolori. Questo è possibile purché si tenga sempre aperta la propria consapevolezza all’interezza del quadro, e non ci si precludano tutti gli aspetti legati al successo, al piacere, al benessere che, nella storia di ognuno, magari in misura diversa, sono sempre presenti: il benessere si può imparare proprio ricordandone l’esperienza)

 

4) Coerenza e congruenza: dal “dover essere” all’essere”; (quanto può pesare nel bilancio di un’esistenza la fedeltà ad una decisione, ad una presa di posizione, quando tale scelta non incarna la propria essenza? Il nostro benessere non può fondarsi su azioni guidate da convinzioni mentali quando queste non tengano conto della realtà interiore e dei bisogni che viviamo. Cambiare le nostre idee e rinunciare a difenderle quando non ci rappresentano più è, più che un lusso, un’esigenza imprescindibile se si riconosce che il proprio benessere non può rinunciare alla fedeltà a se stessi)

 

5) Scaricare le attivazioni: come affrontare un momento difficile in un trattamento; (un cliente che vive un difficile momento con segnali del corpo ed emozioni fuori controllo, oltre ad agganciarsi a una sofferenza che rischia di non aiutare la digestione di un processo, apre ad uno scenario di preoccupazione, di paura, di frustrazione nell’operatore, che potrebbe perdere fiducia in sé, nel cliente e nel lavoro. Come gestire momenti di questa natura? Quando lasciare semplicemente che il processo si compia? E quando intervenire? Come maneggiare le proprie risonanze e le preoccupazioni derivanti da espressioni di disagio intense e prolungate?)

 

6) Il rispecchiamento: individuare parole chiave e gesti significativi; (solo se si è veramente attenti alle dinamiche ed ai dettagli che mettono in luce le specificità di un processo è realmente possibile sostenere chi lo sta vivendo. Spesso non sono le parole di superficie e nemmeno le manifestazioni emotive più clamorose a dare il senso profondo di una dinamica. Riconoscere ciò che un sistema esprime ad un basso livello di consapevolezza e restituirlo, rispecchiarlo, amplificandone il segnale, può rendere visibile a chi vive una condizione di sofferenza quel nodo che, una volta smascherato, può più facilmente essere sgarbugliato)

 

7) Metafore e auto-narrazioni: il potere del linguaggio; (la realtà è, almeno nella coscienza, solo parzialmente rispondente a dati oggettivi: essa risponde, piuttosto, ad istanze linguistiche e immaginative. La relazione con il nostro o con l’altrui sistema è dunque profondamente segnata dalle immagini, dalle autonarrazioni, dalle metafore attraverso cui un segnale del corpo, un organo, un’esperienza vengono definiti. Divenire consapevoli delle proprie ricostruzioni di realtà, offre la possibilità di comprendere il proprio reale rapporto con sé e con il mondo e di sperimentarne innumerevoli varianti indagando territori cognitivi ed emotivi fertili e non di rado inesplorati)

 

8) Le nostre convinzioni: liberarsi dagli autocondizionamenti; (non sempre sentiamo ciò che effettivamente c’è, ma può succedere che ci abituiamo a riconoscere o a produrre quanto pensiamo si dovrebbe sentire. Riconoscere la portata e la forza delle nostre idee su noi stessi, sull’altro e sulla realtà, permette di sospenderne la portata interpretativa concedendo invece lo spazio necessario a percepire quello che veramente c’è. Tale è la condizione per alimentare la consapevolezza, condizione per ogni processo di crescita personale)

 

9) Le domande utili e quelle depistanti: sensazioni, emozioni, immagini mentali, libere associazioni; (come aiutare un interlocutore, un cliente attraverso la parola? Punto focale è quello di mantenere su di lui e sui suoi processi la focalizzazione della nostra attenzione, senza lasciarsi catturare dal proprio vissuto, dalla propria storia sempre pronta ad affacciarsi alla coscienza con le sue istanze. Le domande utili all’interlocutore sono quelle che lo invitano ad ascoltarsi, a prendere atto di ciò che avviene nel suo sistema, ai diversi livelli, lasciando sullo sfondo le ricostruzioni mentali e sospendendo le umane curiosità dell’operatore)

 

10) La fiducia: le condizioni della relazione. (come pensare che una relazione possa decollare al di fuori di un rapporto di fiducia profonda? fiducia verso noi stessi che abbiamo offerto la nostra disponibilità in una relazione d’aiuto; Fiducia nelle risorse del sistema cui ci rivolgiamo, nella capacità sua propria e dell’universo di autoregolarsi; fiducia verso le strategie di digestione delle esperienze tossiche; fiducia nel “lavoro che fa il lavoro”)

 


Se ti restano dei dubbi o hai bisogno di chiarimenti puoi chiamare per un colloquio personale.

Flavia: 3358375941
Silvio: 3355627297


Riconoscimenti

Alla fine del percorso la scuola rilascia l’attestato di competenza che in applicazione della legge 4/2013, adempiuti gli oneri fiscali, ti consente di svolgere la tua attività in proprio e per altri.

Per l’iscrizione al registro degli operatori in discipline bionaturali del comitato tecnico scientifico della Regione Lombardia è necessario il percorso completo.

La Conoscenza: La formazione privilegia un apprendimento che passa attraverso l’esperienza corporea. Impariamo prima con il corpo in modo pratico e interattivo quegli elementi di anatomia ed embriologia che ci aiutano ad arricchire i paesaggi del corpo, a rendercelo più confidente e che concorrono alla definizione di confini sicuri ma aperti. L’esplorazione delle proprie strutture anatomiche aiuta a prendere coscienza anche delle strutture nel corpo del cliente. I moduli dell’anatomia cognitiva e dell’embriologia contribuiscono a formare le basi per una migliore conoscenza di sé. 

Le intuizioni dei padri fondatori della craniosacrale sperimentate sul campo e codificate nella tecnica a cui oggi ci riferiamo, trovano una risonanza con la visione della medicina Tradizionale Cinese che dall’altra parte del mondo, centinaia di anni prima, fondava la sua conoscenza sugli stessi principi.

La docenza di questo corso vanta un’esperienza trentennale nell’applicazione dei principi della medicina cinese ai trattamenti fondendo queste due visioni. La scuola ha scelto di mettere a disposizione degli studenti questa esperienza che aggiunge peculiarità a questo percorso offrendo l’opportunità di una visione più ampia dell’uomo e delle sue dinamiche.

Il percorso formativo si compone anche di sezioni dedicate alla capacità di gestione della relazione verbale che si radicano nell’esperienza del caunseling.

Particolare attenzione è dedicata all’apprendimento di come comportarsi con le differenti personalità dei clienti e con i loro bisogni, a interfacciarsi con una varietà di situazioni che si manifestano durante il trattamento, ad essere adeguati nell’approccio, a come agire in una situazione di attivazione in modo efficace e sicuro e a come saper valutare il miglioramento della salute.

 

 

A chi è rivolto

Il corso è APERTO  a chi vuole diventare operatore professionale in craniosacrale biodinamica e tutte le persone disposte ad esplorare territori sconosciuti per divenire più integrate e intere.
La motivazione può essere sostenuta da necessità professionali o personale e a carattere evolutivo.
L'affinamento della qualità della presenza rende più efficace la comunicazione, particolarmente utile in ogni ambito professionale.
Per il suo carattere essenziale ed esperienziale è particolarmente utile a tutti gli operatori delle discipline bionaturali che possono così ampliare le loro competenze operative e rendere più efficaci le tecniche già conosciute.

 

Date e orari:

 

07-08-09 maggio 2021

11-12-13 giugno 2021

29-30-31 luglio 01-02 agosto 2021 (residenziale)
ritrovo ore 10,30 inizio corso ore 11,00

10-11-12 settembre 2021 

15-16-17 ottobre 2021

6-7 novembre 2021 Esami

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Sabato 20 e domenica 21 novembre 2021 introduttivo nuova formazione

 Calendario Nuova Formazione

28-29-30 gennaio 2022

11-12-13 marzo 2022

29-30 aprile 1 maggio 2022

10-11-12 giugno 2022

21-22-23-24 luglio 2022 (Seminario alla Brusada)

9-10-11 settembre 2022

Modulo formazione professionale Craniosacrale:

Venerdì ore 14,30 -20,00
Sabato ore 09,30 - 18,30
Domenica ore 09,30 - 17,00



 

Info e costi

Flavia 335 8375941
Silvio 335 5627297

info@hakusha-brescia.it

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